II
Sui sistemi di calibratura di rotta del veicolo spaziale Moby Dick, in viaggio alla distanza di 4,8 anni luce dalla Terra, comparve Mars II. Era il secondo pianeta del sistema ‘Solar 5’. L’Agenzia Spaziale Mondiale aveva così denominato quel pianeta per la somiglianza all’omonimo pianeta Marte del ‘vecchio’ sistema solare, riclassificato ‘Solar I’. L’equipaggio del Moby era composto da tre donne e due uomini: Sara Winter, comandante; Jones Sun, vice-comandante e ingegnere; Gina Foster, medico ed esperta di apparati per la sopravvivenza in ambienti ostili; Albert Savior, responsabile sistemi di comunicazione e cibernetica e, infine, Bianca Allen, responsabile del modulo di esplorazione e pilota. A circa 700 km dal pianeta, il biocomputer risvegliò l’equipaggio in ibernazione e iniziò la manovra di messa in orbita dell’astronave. A tre ore del suo risveglio, con i sistemi di governo dell’astronave in piena attività, gli uomini e le donne della Moby erano riuniti in cambusa al completo, e consumavano un pasto decente. Attraverso gli oblò il pianeta, obiettivo della loro missione, mostrava al meglio la sua colorazione giallo-rossastra, distraendo, di tanto in tanto, gli astronauti intenti a rifocillarsi. L’equipaggio era troppo intorpidito e infreddolito per fare conversazione.
Trenta minuti dopo, come da programma, l’equipaggio si riunì in sala operativa. La dottoressa Foster, in qualità di esperta di ambienti ostili, fu invitata dalla comandante ad esporre la sua relazione. Andò verso la consolle principale, e iniziò: “Come potete notare dall’analisi ravvicinata effettuata in automatico, qualche ora fa, dalle mini-sonde Vanguard-2, il pianeta Mars II, è piuttosto ostile per la nostra fisiologia. L’analisi dell’atmosfera c’informa, a grandi linee, che è costituita da: 68 parti su 100 di anidride carbonica; 30 parti su 100 di acido solforico; seguono altri gas in misura minore. Per quanto riguarda la superficie, essa è costituita, perlopiù, da sabbie silicee e, dato inaspettato, si evidenziano su di essa fenomeni tipo Geyser a comparsa improvvisa e distribuiti uniformemente su tutto il pianeta. Questi Geyser, alimentano l’atmosfera di quell’acido solforico, già evidenziato, nella precedente analisi. Brevemente, per la meteorologia: soffiano venti a una media di 200 km/h, e non sono stati rilevati particolari fenomeni piovosi né presenza di acqua. Temperatura media: +78 °C , -45 °C ai poli. Durata media della giornata: 28h40’. Rivoluzione attorno alla stella EU 56 : 400 giorni locali. Inclinazione asse 52° sull’eclittica…Ho concluso, domande?”. Prese la parola Bianca Allen: “Come responsabile della parte finale della missione, quella esplorativa, ritengo, alla luce dell’analisi appena esposta, che siamo solo in grado di effettuare una ricognizione ravvicinata della superficie, ad una distanza minima di 35-40 chilometri, e nell’ordine delle due ore, come durata. In una zona dove, di circa 20 kmq, si è osservata la totale assenza dei fenomeni simil-Geyser, che ho denominato con il nome di ‘Oasi’…Escludendo qualsiasi A.E.V. (Attività Extra Veicolare)”. “Bianca”, interruppe l’esperto in cibernetica e comunicazione, Savior “Ci stai forse dicendo che siamo arrivati fin qui solo per un giretto di due ore?”. “Indovinato, Albert, se non vogliamo fare un tutt’uno tra il modulo di esplorazione e noi”. Ribadì l’Allen. Si levò tra gli altri presenti un forte brusio di disapprovazione. Riprese la parola la comandante Winter, “Condivido pienamente la conclusione della dottoressa Allen, e pertanto dentro questo pianeta”, disse indicando verso uno degli oblò dell’astronave, “non faremo nulla di esotico. Potete considerare l’analisi della Allen come le linee-guida della fase esplorativa della missione”.

non è che si potrebbe avere una dose di carbocaina 2%, adrenalina eccetera? grazie:-)
RispondiEliminami interesserebbe anche un appuntamento con la dottoressa Foster, esperta in ambienti ostili. Di nuovo grazie
Apprezzabile che il comandante sia una donna. Niente male anche la durata della giornata, di 28h40’. Ci starebbero anche un paio di cose che lascio sempre irrisolte alla sera.
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