martedì 3 maggio 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati/capitolo XI / IL QUARTETTO

XI
I tre trascorsero la notte insonne e pieni di eccitazione a causa del continuo arrivo d’informazioni trasmesse dalle video-sonde. Senza accorgersene, si erano fatte le ore nove dell’indomani. Fu fatto il punto della situazione e si pianificò il programma di esplorazione, utilizzando un mini-elicottero pilotato da Bianca e Albert. Gina sarebbe rimasta al modulo. Le ultime informazioni fornite dalla ricognizione erano più dettagliate e sorprendenti. Era confermato che Mars II  risultava ricco di vegetazione e di corsi d’acqua. Il dato strano era la completa assenza di qualsiasi forma vivente macroscopica.
 Albert era ai comandi del Minihel, ed il volo di avvicinamento si stava svolgendo senza problemi. Il paesaggio, al di sotto del velivolo, era di una vegetazione  fitta e rigogliosa; pareva impossibile che il pianeta fosse disabitato. Raggiunta l’imponente costruzione, Albert iniziò dei giri di ricognizione ravvicinati, con  traiettorie circolari a spirale, mentre Bianca verificava l’eventuale presenza di segni di vita o di altra natura. Nulla. Niente biologia, niente emissioni di segnali  radio: il silenzio assoluto. Affascinante, incantevole, mastodontico, incredibile, irreale, erano gli aggettivi che continuavano a ricorrere nelle loro espressioni. L’osservazione ravvicinata confermava la presenza dell’architettura disomogenea a terrazze pensili.
Bianca puntò il potente binocolo verso un oggetto simile ad una locandina, posto vicino l’entrata del Auditorium. “Atterriamo!”, disse come sorpresa da qualcosa. Albert, con una prudente manovra di discesa, fece poggiare dolcemente il velivolo , a circa cinquanta metri  dall’entrata dell’edificio. 
‘PROGRAMMA DELLA SERATA:  ORE 21  ESECUZIONE DEL
QUARTETTO N.14 D 810 LA MORTE E LA FANCIULLA  DI FRANZ SCHUBERT ’
Alla lettura lettura della locandina, i due iniziarono a ridere in modo quasi nevrotico, come sfogo di una forte tensione psicologica, fin lì accumulata. Soffocato il riso, Albert disse: “Cavolo, Bianca, ci siamo fatti quasi cinque anni luce per essere puntuali a questo concerto…ti immagini quando lo racconteremo?”, non riuscì a continuare, sopraffatto da una nuova risata. “Entriamo”, disse Bianca sfilandosi l’elmetto, facendo ondeggiare sensualmente i lunghi capelli neri. ”Mancano pochi minuti alle 21”.
L’amplissimo atrio del Auditorium, proseguiva in un lungo corridoio. In lontananza si udivano suoni emessi da strumenti musicali in accordamento. Bianca, sollecitando Albert a seguirla, cominciò a correre verso l’origine delle note non ancora organizzate. Non riuscì a starle dietro, che sparì in fondo al lungo corridoio. Affaticato dalla corsa, si appoggiò di spalle al muro, chiamandola con l’ultimo fiato rimastogli nei polmoni. Roteò la testa all’indietro, e notò dipinta sul soffitto, una copia identica de ‘La Creazione’ di Michelangelo. “Ti sei mai chiesto”, riapparve in lontananza Bianca, con indosso lunghi veli bianchi che la rendevano ancora più attraente, e allo stesso tempo metafora di purezza adolescenziale, “Se quelle due dita”, disse alzando lo sguardo verso l’alto, “siano realmente vicine, oppure, la loro vicinanza senza mai toccarsi, possa essere la metafora della drammatica somiglianza, ma allo stesso tempo l’imperfezione dell’uomo rispetto al suo Creatore, pertanto, vicinissimi e distantissimi allo stesso tempo?” “Bianca, cosa stai dicendo? Che significa tutto questo? Ti avevano detto qualcosa che non so riguardo al Auditorium? Chi sei realmente?”  “Io son dolce e serena/ ché marinari in mezzo mar dismago;/ tanto son di piacer a sentir piena!/ Io volsi Ulisse nel suo cammin vago/ al canto mio……Albert, ciò che sei stato e sarà è nato prima in un sogno….un tuo sogno.” “Forse adesso sto sognando e tutto questo è solo un prodotto…non è vero?” “Lo è…dipende da te…ma chiediti se hai ancora il gusto di sognare…per questo non credi più a ciò che vedi…ascolta!”. Con la sua grazia si portò una mano all’orecchio per udire più nitidamente il suono degli strumenti, che ricercavano ancora le giuste assonanze, lasciandolo ancora preda dei dubbi. D’improvviso il silenzio: “Le ventuno in punto”, sorrise Bianca. Attaccò l’ ‘Allegro’, e Bianca iniziò una lieve danza, seguendo la musica, e disse: “Percepisci il danzare della fanciulla, vedi come danza la fanciulla con il destino ultimo, ma non ha paura: pur sapendo…è forse questo il segreto? Il gioioso- danzare- sempre in questo sogno, che è la vita? Ed esser sempre come fanciulla? Vincerà sulla morte?”. Lo prese per mano, e lo condusse per il corridoio, coinvolgendolo nella movenza.
 ”Bianca sei qui?”. Un velo di foschia nascose la figura della sua compagna, era esausto e  si accasciò nuovamente. Prima di perdere i sensi vide inciso sopra l’entrata, di quella che doveva essere la sala concerto, l’esagramma ‘Cenn’. Sognò di cibarsi del corpo di Bianca. Nel sogno provava sensazioni miste a piacere e sensi di colpa. Era un sogno che si trasformava in incubo quando prevalevano i sensi di colpa per quello che faceva.                                                    
Al risveglio vide il dolce viso di Bianca davanti a sé: “Dimmi che ho solo sognato!”. “Può darsi Albert, come può essere che io sia stata realmente il tuo pasto, e che questo posto non esista. Rimane solo una certezza: il potere del sogno, che può tutto: basta sognare. Mi sento solo di dirti questo: scegli un sogno, l’importante che sia realmente tuo, e che ti appassioni. Non sognare mai sogni che non ti appartengono:  solo allora non si trasformerà in incubo. Non annullare mai il tuo personale universo dei sogni: vacci spesso, altrimenti tutto diventa incubo”.   http://www.youtube.com/watch?v=mkqoIox2XT0

venerdì 1 aprile 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo decimo. L'AVDITORIVM.

X
Sotto una stellata  a loro sconosciuta, prepararono una cena approfittando della fornita dispensa del Tender. Si trattava, ovviamente, di cibo sintetizzato ma nell’aspetto e caratteristiche, era assolutamente simile a quello vero; come vero sembrava l’ambiente intorno. A cena terminata, cercarono di rilassarsi parlando il meno possibile del programma per il giorno successivo. “Bianca”, chiese Albert, ”Che significa il tatuaggio che hai sulla caviglia sinistra?”. ”Hai mai sentito parlare del libro ‘I Ching’?”. “Si, ne so qualcosa”. “Questo simbolo, o meglio, questo esagramma, rappresenta  ‘l’Eccitante’, ovvero, ‘Lo Sconvolgimento’, detto ‘Cenn’. È l’esagramma del cambiamento delle cose che conduce alla rinascita, e della forza interiore di una persona che la mantiene calma di fronte ad un terrore esterno. Cenn è anche  speculare di ‘Ta Yu’ , ‘il Governare con Saggezza’.
La tranquilla serata era al termine, e i tre stavano accingendosi ad andare a dormire. Risuonò, dalla consolle di comando, lacerando il silenzio del posto, la voce del sistema cibernetico: “ATTENZIONE, EVIDENZIATA ATTIVITA’ VEICOLARE..”, i tre pensarono subito ad un mezzo di soccorso della Mother, “Codici di identificazione, Cyber”, ordinò Bianca. ”NON RICONDUCIBILI A NESSUN VEICOLO DELL’AGENZIA. VEICOLO IN RAPIDO SPOSTAMENTO LINEARE EST-NORDOVEST, STIMA QUOTA 800 PIEDI, VELOCITA’ 11OO KM ORA IN AUMENTO, IMPATTO PREVISTO A ORE CINQUE QUADRANTE Tender A UNA DISTANZA DI KM 1-1,5, TEMPO STIMATO IMPATTO SECONDI OTTO…ANALISI NATURA VEICOLARE:NEGATIVA!”. Improvvisamente il cielo si illuminò a giorno solcato da una specie di meteora  sibilante che si schiantò, provocando un fortissimo boato, nell’area prevista dal sistema cibernetico.
“Lanciare video-sonda!”, ordinò Bianca al sistema. Due intensi  fischi, dopo l’ordine, provennero dai razzi della video-sonda lanciata dal Tender. Una scia luminosa e fumosa solcava il cielo, illuminandolo, per pochi minuti a giorno. I tre rientrarono velocemente nel modulo, attivando tutti sistemi difensivi a disposizione. Dopo pochi minuti arrivarono sui video le prime immagini della zona interessata all’impatto.  Risuonò nuovamente la voce sintetica: “ATTIVITA’ NELL’AREA DI QUALSIASI NATURA NULLA. SI RILEVA PRESENZA DI STRUTTURA….RICONDUCIBILE A… SAGOMA DI …EDIFICIO…” “ALTEZZA…350 METRI…PERIMETRO STIMATO 300 METRI PER 500…CONFERMO. VISIBILE ORA DA TENDER…”. I tre guardarono istintivamente fuori attraverso gli oblò, puntando potenti binocoli verso la gigantesca struttura, pur essendo chiaramente visibile ad occhi nudi. Per tutta la notte arrivarono dati ed immagini sempre più dettagliate del misterioso edificio, materializzatosi in un baleno, che appariva immobile, senza alcun segno di vita attorno.
“ Sembra una specie di Torre di Babele”, disse Bianca.
“No… è…”, guarda questa foto. Gina le allungò una delle ultime immagini arrivate, riconducibile alla foto di un alto portone, al disopra del quale v’era inscritto in caratteri romani: AVDITORIVM.

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo nono

IX
Come tutte le mattine, Alberto Savini fece una grandissima fatica a scrollarsi di dosso il sonno. Inoltre, quella notte, aveva dormito peggio del solito a causa di un fastidioso mal di denti. Tornarono i pensieri della mattina prima: il distacco; e si chiese a cosa potesse condurre un’analisi più approfondita del suo disagio. Si vedeva a un bivio: da un lato la possibile scelta per una vita esclusivamente  edonista e materiale, cercando di nascondere la sua vera natura. Oppure, dall’altro, l’inizio di un genuino percorso di ricerca nel proprio animo, molto impegnativo e rischioso. In effetti, nessuna delle due opzioni facevano intravedere soluzioni certe e rassicuranti. Entrambe potevano serbare il rischio di smarrimento. Come scegliere? E doveva fissare un appuntamento urgente con il proprio dentista.

mercoledì 30 marzo 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo ottavo


VIII
Un tiepido raggio di sole, delicato, come può esserlo quello di una giornata autunnale, illuminò dolce viso di Bianca. Era supina sul pavimento di Tender, a bocconi. Riprese conoscenza, e si portò le mani al viso; tentando poi di rialzarsi, si rese conto che il proprio elmetto aveva il vetro rotto, e che lei stessa, non era più assicurata al proprio seggiolino. Si sorprese di questo, ed in preda ad un certo panico, iniziò a respirare freneticamente. “Respiro!” Pensò. Vide Albert fuori posto, quasi traverso sul corpo di Gina, rimasta ancora assicurata al proprio seggiolino. Gli si avvicinò e li scosse, cercando di capire se si fossero feriti o, peggio, morti. Si mosse per primo Albert, e aiutandolo a sfilarsi l’elmetto, notò un’ampia ferita alla mandibola. Fu subito aiutata Gina, che rendendosi conto di avere  il capo senza protezione, disse : “ma respiro….respiriamo!. I tre consultarono la consolle sulla quale apparivano i dati della composizione atmosferica. Questa, come rapporti tra ossigeno, anidride carbonica, e azoto, era paragonabile a quella terrestre. “Tentiamo il collegamento con Mother”, disse Bianca.
Furono scandagliate tutte le frequenze, ma dalla Mother nessuna risposta. L’unico segnale individuato fu quello dell’astrofaro  ‘NE-14’. Ma era solo un astrofaro alla distanza di 8 mesi luce. I tre valutarono l’ipotesi di abbandono del pianeta con i mezzi di emergenza: ma si resero conto dell'impraticabilità dell’idea, a causa della limitata autonomia, nell’ordine di due giorni, che avrebbero loro garantito. Sinonimo di morte assicurata, nel caso Mother fosse  troppo lontana o distrutta. L’unica era sperare che si fosse posta a distanza di sicurezza, per motivi a loro ignoti, e che l’impossibilità di collegamento radio fosse causato da un momentaneo oscuramento dei segnali. Non rimase altro ai tre di organizzarsi per affrontare la notte, prevista a poche ore, in un pianeta inaspettatamente ospitale. Come se fossero attesi.

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo settimo

VII
Come tutte le mattine Alberto Savini, prima di varcare il portone della sede della multinazionale, dove aveva una posizione manageriale alto livello, scrutò il cielo. Che bello se ci fosse il sole, pensò sottovoce.

martedì 29 marzo 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo sesto

VI
La missione del  Tender era circa alla seconda ora quando nell’interfono dell’alloggio di Sara gracchiò la voce del vice-comandante Jones: “Puoi raggiungermi con urgenza in sala controllo”.  “Guarda questi dati, e dimmi che ne pensi”. Jones le indicò un monitor, e Sara iniziò a leggere seria.“Come puoi vedere”, risprese Jones, “Ci sono appariscenti discordanze, sui valori del diametro planetario, e di conseguenza sulla sua forza gravitazionale”.“Sarebbe?” “Come dire…variano. Ad esempio: all’inizio avevamo 7200 km di diametro , e adesso, a circa  +38’ dall’inizio missione, è di 8000 km. La parallela variazione della forza gravitazionale ha fatto sì che il sistema cibernetico di Mother abbia ordinato delle correzioni per la stabilizzazione della nostra orbita”. “Ci mancava altro il pianeta che si muove”, commentò stizzita Sara.
Apparvero improvvisamente altri dati del pianeta: lo  definivano ora con 2300 km di diametro. Contemporaneamente, ci fu una nuova accensione, ordinata dal sistema cibernetico di navigazione, dei razzi di Mother, per attuare le opportune correzioni di orbita. Poi le variazioni era sempre più frequenti. La Mother si trasformò quindi in una specie di giostra sulla quale era difficile mantenere l’equilibrio, a causa delle continue correzioni che il sistema attuava per manterne un’orbita sicura attorno Mars II;  “Non ho più il Tender nella telemetria!”, si agitò Jones. ”Tender a crr…Tender a Moth…crr..cr”, risuonò nella sala in modo inaspettato la voce di uno del Tender, “Mother…crr…crr!”. concluse il tentativo di comunicazione. “Sara ci stiamo allontanando, senza controllo!”

lunedì 28 marzo 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo quinto

V
Come tutte le mattine, Alberto Savini si ritrovava davanti allo specchio del bagno, con quel senso di incompiutezza. Si rase quasi senza rendersene conto. L’acqua fredda sul viso gli rimosse il sonno residuo. Prima non era così, ne era sicuro. Definì meglio quel senso di incompiutezza, che oramai, lo aggrediva tutte le mattine: non appartenenza alla propria realtà. Distacco da ciò che era, e da quello che aveva. Alberto Savini, però, non si rassegnava all’idea di diventare ciò che faceva. Andava sicuramente cercato qualcosa di migliore. Sarà la pulsione verso il trascendente? Sorrise  all’idea, non perché  nutrisse poco rispetto verso  chi avesse fede, ma non si sentiva pronto a tale impegno. Gli tornarono in mente i tempi universitari, quando viveva in una specie di delirio creativo: il suo futuro sembrava appartenere all’arte. Poi, a causa di alcuni eventi, fu costretto ad abbandonare  quella strada così stimolante per, come si dice, integrarsi nella società. La vita l’aveva fatto diventare pratico e razionale. Tutto questo era servito per una carriera di alto livello, ma aveva perso la capacità di sognare. E ora era solo in cerca di risposte ai suoi dubbi.