venerdì 1 aprile 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo decimo. L'AVDITORIVM.

X
Sotto una stellata  a loro sconosciuta, prepararono una cena approfittando della fornita dispensa del Tender. Si trattava, ovviamente, di cibo sintetizzato ma nell’aspetto e caratteristiche, era assolutamente simile a quello vero; come vero sembrava l’ambiente intorno. A cena terminata, cercarono di rilassarsi parlando il meno possibile del programma per il giorno successivo. “Bianca”, chiese Albert, ”Che significa il tatuaggio che hai sulla caviglia sinistra?”. ”Hai mai sentito parlare del libro ‘I Ching’?”. “Si, ne so qualcosa”. “Questo simbolo, o meglio, questo esagramma, rappresenta  ‘l’Eccitante’, ovvero, ‘Lo Sconvolgimento’, detto ‘Cenn’. È l’esagramma del cambiamento delle cose che conduce alla rinascita, e della forza interiore di una persona che la mantiene calma di fronte ad un terrore esterno. Cenn è anche  speculare di ‘Ta Yu’ , ‘il Governare con Saggezza’.
La tranquilla serata era al termine, e i tre stavano accingendosi ad andare a dormire. Risuonò, dalla consolle di comando, lacerando il silenzio del posto, la voce del sistema cibernetico: “ATTENZIONE, EVIDENZIATA ATTIVITA’ VEICOLARE..”, i tre pensarono subito ad un mezzo di soccorso della Mother, “Codici di identificazione, Cyber”, ordinò Bianca. ”NON RICONDUCIBILI A NESSUN VEICOLO DELL’AGENZIA. VEICOLO IN RAPIDO SPOSTAMENTO LINEARE EST-NORDOVEST, STIMA QUOTA 800 PIEDI, VELOCITA’ 11OO KM ORA IN AUMENTO, IMPATTO PREVISTO A ORE CINQUE QUADRANTE Tender A UNA DISTANZA DI KM 1-1,5, TEMPO STIMATO IMPATTO SECONDI OTTO…ANALISI NATURA VEICOLARE:NEGATIVA!”. Improvvisamente il cielo si illuminò a giorno solcato da una specie di meteora  sibilante che si schiantò, provocando un fortissimo boato, nell’area prevista dal sistema cibernetico.
“Lanciare video-sonda!”, ordinò Bianca al sistema. Due intensi  fischi, dopo l’ordine, provennero dai razzi della video-sonda lanciata dal Tender. Una scia luminosa e fumosa solcava il cielo, illuminandolo, per pochi minuti a giorno. I tre rientrarono velocemente nel modulo, attivando tutti sistemi difensivi a disposizione. Dopo pochi minuti arrivarono sui video le prime immagini della zona interessata all’impatto.  Risuonò nuovamente la voce sintetica: “ATTIVITA’ NELL’AREA DI QUALSIASI NATURA NULLA. SI RILEVA PRESENZA DI STRUTTURA….RICONDUCIBILE A… SAGOMA DI …EDIFICIO…” “ALTEZZA…350 METRI…PERIMETRO STIMATO 300 METRI PER 500…CONFERMO. VISIBILE ORA DA TENDER…”. I tre guardarono istintivamente fuori attraverso gli oblò, puntando potenti binocoli verso la gigantesca struttura, pur essendo chiaramente visibile ad occhi nudi. Per tutta la notte arrivarono dati ed immagini sempre più dettagliate del misterioso edificio, materializzatosi in un baleno, che appariva immobile, senza alcun segno di vita attorno.
“ Sembra una specie di Torre di Babele”, disse Bianca.
“No… è…”, guarda questa foto. Gina le allungò una delle ultime immagini arrivate, riconducibile alla foto di un alto portone, al disopra del quale v’era inscritto in caratteri romani: AVDITORIVM.

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo nono

IX
Come tutte le mattine, Alberto Savini fece una grandissima fatica a scrollarsi di dosso il sonno. Inoltre, quella notte, aveva dormito peggio del solito a causa di un fastidioso mal di denti. Tornarono i pensieri della mattina prima: il distacco; e si chiese a cosa potesse condurre un’analisi più approfondita del suo disagio. Si vedeva a un bivio: da un lato la possibile scelta per una vita esclusivamente  edonista e materiale, cercando di nascondere la sua vera natura. Oppure, dall’altro, l’inizio di un genuino percorso di ricerca nel proprio animo, molto impegnativo e rischioso. In effetti, nessuna delle due opzioni facevano intravedere soluzioni certe e rassicuranti. Entrambe potevano serbare il rischio di smarrimento. Come scegliere? E doveva fissare un appuntamento urgente con il proprio dentista.

mercoledì 30 marzo 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo ottavo


VIII
Un tiepido raggio di sole, delicato, come può esserlo quello di una giornata autunnale, illuminò dolce viso di Bianca. Era supina sul pavimento di Tender, a bocconi. Riprese conoscenza, e si portò le mani al viso; tentando poi di rialzarsi, si rese conto che il proprio elmetto aveva il vetro rotto, e che lei stessa, non era più assicurata al proprio seggiolino. Si sorprese di questo, ed in preda ad un certo panico, iniziò a respirare freneticamente. “Respiro!” Pensò. Vide Albert fuori posto, quasi traverso sul corpo di Gina, rimasta ancora assicurata al proprio seggiolino. Gli si avvicinò e li scosse, cercando di capire se si fossero feriti o, peggio, morti. Si mosse per primo Albert, e aiutandolo a sfilarsi l’elmetto, notò un’ampia ferita alla mandibola. Fu subito aiutata Gina, che rendendosi conto di avere  il capo senza protezione, disse : “ma respiro….respiriamo!. I tre consultarono la consolle sulla quale apparivano i dati della composizione atmosferica. Questa, come rapporti tra ossigeno, anidride carbonica, e azoto, era paragonabile a quella terrestre. “Tentiamo il collegamento con Mother”, disse Bianca.
Furono scandagliate tutte le frequenze, ma dalla Mother nessuna risposta. L’unico segnale individuato fu quello dell’astrofaro  ‘NE-14’. Ma era solo un astrofaro alla distanza di 8 mesi luce. I tre valutarono l’ipotesi di abbandono del pianeta con i mezzi di emergenza: ma si resero conto dell'impraticabilità dell’idea, a causa della limitata autonomia, nell’ordine di due giorni, che avrebbero loro garantito. Sinonimo di morte assicurata, nel caso Mother fosse  troppo lontana o distrutta. L’unica era sperare che si fosse posta a distanza di sicurezza, per motivi a loro ignoti, e che l’impossibilità di collegamento radio fosse causato da un momentaneo oscuramento dei segnali. Non rimase altro ai tre di organizzarsi per affrontare la notte, prevista a poche ore, in un pianeta inaspettatamente ospitale. Come se fossero attesi.

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo settimo

VII
Come tutte le mattine Alberto Savini, prima di varcare il portone della sede della multinazionale, dove aveva una posizione manageriale alto livello, scrutò il cielo. Che bello se ci fosse il sole, pensò sottovoce.

martedì 29 marzo 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo sesto

VI
La missione del  Tender era circa alla seconda ora quando nell’interfono dell’alloggio di Sara gracchiò la voce del vice-comandante Jones: “Puoi raggiungermi con urgenza in sala controllo”.  “Guarda questi dati, e dimmi che ne pensi”. Jones le indicò un monitor, e Sara iniziò a leggere seria.“Come puoi vedere”, risprese Jones, “Ci sono appariscenti discordanze, sui valori del diametro planetario, e di conseguenza sulla sua forza gravitazionale”.“Sarebbe?” “Come dire…variano. Ad esempio: all’inizio avevamo 7200 km di diametro , e adesso, a circa  +38’ dall’inizio missione, è di 8000 km. La parallela variazione della forza gravitazionale ha fatto sì che il sistema cibernetico di Mother abbia ordinato delle correzioni per la stabilizzazione della nostra orbita”. “Ci mancava altro il pianeta che si muove”, commentò stizzita Sara.
Apparvero improvvisamente altri dati del pianeta: lo  definivano ora con 2300 km di diametro. Contemporaneamente, ci fu una nuova accensione, ordinata dal sistema cibernetico di navigazione, dei razzi di Mother, per attuare le opportune correzioni di orbita. Poi le variazioni era sempre più frequenti. La Mother si trasformò quindi in una specie di giostra sulla quale era difficile mantenere l’equilibrio, a causa delle continue correzioni che il sistema attuava per manterne un’orbita sicura attorno Mars II;  “Non ho più il Tender nella telemetria!”, si agitò Jones. ”Tender a crr…Tender a Moth…crr..cr”, risuonò nella sala in modo inaspettato la voce di uno del Tender, “Mother…crr…crr!”. concluse il tentativo di comunicazione. “Sara ci stiamo allontanando, senza controllo!”

lunedì 28 marzo 2011

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo quinto

V
Come tutte le mattine, Alberto Savini si ritrovava davanti allo specchio del bagno, con quel senso di incompiutezza. Si rase quasi senza rendersene conto. L’acqua fredda sul viso gli rimosse il sonno residuo. Prima non era così, ne era sicuro. Definì meglio quel senso di incompiutezza, che oramai, lo aggrediva tutte le mattine: non appartenenza alla propria realtà. Distacco da ciò che era, e da quello che aveva. Alberto Savini, però, non si rassegnava all’idea di diventare ciò che faceva. Andava sicuramente cercato qualcosa di migliore. Sarà la pulsione verso il trascendente? Sorrise  all’idea, non perché  nutrisse poco rispetto verso  chi avesse fede, ma non si sentiva pronto a tale impegno. Gli tornarono in mente i tempi universitari, quando viveva in una specie di delirio creativo: il suo futuro sembrava appartenere all’arte. Poi, a causa di alcuni eventi, fu costretto ad abbandonare  quella strada così stimolante per, come si dice, integrarsi nella società. La vita l’aveva fatto diventare pratico e razionale. Tutto questo era servito per una carriera di alto livello, ma aveva perso la capacità di sognare. E ora era solo in cerca di risposte ai suoi dubbi.              

Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo quarto

IV
Quando furono completate le operazioni di alloggiamento di Bianca, Albert e Gina, nel veicolo di esplorazione Tender to Moby, Sara Winter fu l’ultima del Moby a congedarsi con i tre. A ‘meno 8’ il controllo operativo ordinò la chiusura del portellone a tenuta stagna. Con l’inizio della missione la Moby avrebbe preso il nome operativo di Mother. Il Tender, dopo lo sganciamento, si allontanò lentamente con l’ausilio dei piccoli razzi di manovra. “Immisione propellente carbocainico!” Ordinò Bianca. A circa 500 metri dalla Mother si accesero i razzi principali con un intenso bagliore bluastro. La missione esplorativa era definitivamente iniziata, il Tender si stava tuffando in Mars II.