mercoledì 30 marzo 2011
Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo ottavo
VIII
Un tiepido raggio di sole, delicato, come può esserlo quello di una giornata autunnale, illuminò dolce viso di Bianca. Era supina sul pavimento di Tender, a bocconi. Riprese conoscenza, e si portò le mani al viso; tentando poi di rialzarsi, si rese conto che il proprio elmetto aveva il vetro rotto, e che lei stessa, non era più assicurata al proprio seggiolino. Si sorprese di questo, ed in preda ad un certo panico, iniziò a respirare freneticamente. “Respiro!” Pensò. Vide Albert fuori posto, quasi traverso sul corpo di Gina, rimasta ancora assicurata al proprio seggiolino. Gli si avvicinò e li scosse, cercando di capire se si fossero feriti o, peggio, morti. Si mosse per primo Albert, e aiutandolo a sfilarsi l’elmetto, notò un’ampia ferita alla mandibola. Fu subito aiutata Gina, che rendendosi conto di avere il capo senza protezione, disse : “ma respiro….respiriamo!. I tre consultarono la consolle sulla quale apparivano i dati della composizione atmosferica. Questa, come rapporti tra ossigeno, anidride carbonica, e azoto, era paragonabile a quella terrestre. “Tentiamo il collegamento con Mother”, disse Bianca.
Furono scandagliate tutte le frequenze, ma dalla Mother nessuna risposta. L’unico segnale individuato fu quello dell’astrofaro ‘NE-14’. Ma era solo un astrofaro alla distanza di 8 mesi luce. I tre valutarono l’ipotesi di abbandono del pianeta con i mezzi di emergenza: ma si resero conto dell'impraticabilità dell’idea, a causa della limitata autonomia, nell’ordine di due giorni, che avrebbero loro garantito. Sinonimo di morte assicurata, nel caso Mother fosse troppo lontana o distrutta. L’unica era sperare che si fosse posta a distanza di sicurezza, per motivi a loro ignoti, e che l’impossibilità di collegamento radio fosse causato da un momentaneo oscuramento dei segnali. Non rimase altro ai tre di organizzarsi per affrontare la notte, prevista a poche ore, in un pianeta inaspettatamente ospitale. Come se fossero attesi.
Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo settimo
VII
Come tutte le mattine Alberto Savini, prima di varcare il portone della sede della multinazionale, dove aveva una posizione manageriale alto livello, scrutò il cielo. Che bello se ci fosse il sole, pensò sottovoce.
Come tutte le mattine Alberto Savini, prima di varcare il portone della sede della multinazionale, dove aveva una posizione manageriale alto livello, scrutò il cielo. Che bello se ci fosse il sole, pensò sottovoce.
martedì 29 marzo 2011
Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo sesto
VI
La missione del Tender era circa alla seconda ora quando nell’interfono dell’alloggio di Sara gracchiò la voce del vice-comandante Jones: “Puoi raggiungermi con urgenza in sala controllo”. “Guarda questi dati, e dimmi che ne pensi”. Jones le indicò un monitor, e Sara iniziò a leggere seria.“Come puoi vedere”, risprese Jones, “Ci sono appariscenti discordanze, sui valori del diametro planetario, e di conseguenza sulla sua forza gravitazionale”.“Sarebbe?” “Come dire…variano. Ad esempio: all’inizio avevamo 7200 km di diametro , e adesso, a circa +38’ dall’inizio missione, è di 8000 km. La parallela variazione della forza gravitazionale ha fatto sì che il sistema cibernetico di Mother abbia ordinato delle correzioni per la stabilizzazione della nostra orbita”. “Ci mancava altro il pianeta che si muove”, commentò stizzita Sara.
Apparvero improvvisamente altri dati del pianeta: lo definivano ora con 2300 km di diametro. Contemporaneamente, ci fu una nuova accensione, ordinata dal sistema cibernetico di navigazione, dei razzi di Mother, per attuare le opportune correzioni di orbita. Poi le variazioni era sempre più frequenti. La Mother si trasformò quindi in una specie di giostra sulla quale era difficile mantenere l’equilibrio, a causa delle continue correzioni che il sistema attuava per manterne un’orbita sicura attorno Mars II; “Non ho più il Tender nella telemetria!”, si agitò Jones. ”Tender a crr…Tender a Moth…crr..cr”, risuonò nella sala in modo inaspettato la voce di uno del Tender, “Mother…crr…crr!”. concluse il tentativo di comunicazione. “Sara ci stiamo allontanando, senza controllo!”
Apparvero improvvisamente altri dati del pianeta: lo definivano ora con 2300 km di diametro. Contemporaneamente, ci fu una nuova accensione, ordinata dal sistema cibernetico di navigazione, dei razzi di Mother, per attuare le opportune correzioni di orbita. Poi le variazioni era sempre più frequenti. La Mother si trasformò quindi in una specie di giostra sulla quale era difficile mantenere l’equilibrio, a causa delle continue correzioni che il sistema attuava per manterne un’orbita sicura attorno Mars II; “Non ho più il Tender nella telemetria!”, si agitò Jones. ”Tender a crr…Tender a Moth…crr..cr”, risuonò nella sala in modo inaspettato la voce di uno del Tender, “Mother…crr…crr!”. concluse il tentativo di comunicazione. “Sara ci stiamo allontanando, senza controllo!”
lunedì 28 marzo 2011
Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo quinto
V
Come tutte le mattine, Alberto Savini si ritrovava davanti allo specchio del bagno, con quel senso di incompiutezza. Si rase quasi senza rendersene conto. L’acqua fredda sul viso gli rimosse il sonno residuo. Prima non era così, ne era sicuro. Definì meglio quel senso di incompiutezza, che oramai, lo aggrediva tutte le mattine: non appartenenza alla propria realtà. Distacco da ciò che era, e da quello che aveva. Alberto Savini, però, non si rassegnava all’idea di diventare ciò che faceva. Andava sicuramente cercato qualcosa di migliore. Sarà la pulsione verso il trascendente? Sorrise all’idea, non perché nutrisse poco rispetto verso chi avesse fede, ma non si sentiva pronto a tale impegno. Gli tornarono in mente i tempi universitari, quando viveva in una specie di delirio creativo: il suo futuro sembrava appartenere all’arte. Poi, a causa di alcuni eventi, fu costretto ad abbandonare quella strada così stimolante per, come si dice, integrarsi nella società. La vita l’aveva fatto diventare pratico e razionale. Tutto questo era servito per una carriera di alto livello, ma aveva perso la capacità di sognare. E ora era solo in cerca di risposte ai suoi dubbi.
Come tutte le mattine, Alberto Savini si ritrovava davanti allo specchio del bagno, con quel senso di incompiutezza. Si rase quasi senza rendersene conto. L’acqua fredda sul viso gli rimosse il sonno residuo. Prima non era così, ne era sicuro. Definì meglio quel senso di incompiutezza, che oramai, lo aggrediva tutte le mattine: non appartenenza alla propria realtà. Distacco da ciò che era, e da quello che aveva. Alberto Savini, però, non si rassegnava all’idea di diventare ciò che faceva. Andava sicuramente cercato qualcosa di migliore. Sarà la pulsione verso il trascendente? Sorrise all’idea, non perché nutrisse poco rispetto verso chi avesse fede, ma non si sentiva pronto a tale impegno. Gli tornarono in mente i tempi universitari, quando viveva in una specie di delirio creativo: il suo futuro sembrava appartenere all’arte. Poi, a causa di alcuni eventi, fu costretto ad abbandonare quella strada così stimolante per, come si dice, integrarsi nella società. La vita l’aveva fatto diventare pratico e razionale. Tutto questo era servito per una carriera di alto livello, ma aveva perso la capacità di sognare. E ora era solo in cerca di risposte ai suoi dubbi.
Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo quarto
IV
Quando furono completate le operazioni di alloggiamento di Bianca, Albert e Gina, nel veicolo di esplorazione Tender to Moby, Sara Winter fu l’ultima del Moby a congedarsi con i tre. A ‘meno 8’ il controllo operativo ordinò la chiusura del portellone a tenuta stagna. Con l’inizio della missione la Moby avrebbe preso il nome operativo di Mother. Il Tender, dopo lo sganciamento, si allontanò lentamente con l’ausilio dei piccoli razzi di manovra. “Immisione propellente carbocainico!” Ordinò Bianca. A circa 500 metri dalla Mother si accesero i razzi principali con un intenso bagliore bluastro. La missione esplorativa era definitivamente iniziata, il Tender si stava tuffando in Mars II.
Quando furono completate le operazioni di alloggiamento di Bianca, Albert e Gina, nel veicolo di esplorazione Tender to Moby, Sara Winter fu l’ultima del Moby a congedarsi con i tre. A ‘meno 8’ il controllo operativo ordinò la chiusura del portellone a tenuta stagna. Con l’inizio della missione la Moby avrebbe preso il nome operativo di Mother. Il Tender, dopo lo sganciamento, si allontanò lentamente con l’ausilio dei piccoli razzi di manovra. “Immisione propellente carbocainico!” Ordinò Bianca. A circa 500 metri dalla Mother si accesero i razzi principali con un intenso bagliore bluastro. La missione esplorativa era definitivamente iniziata, il Tender si stava tuffando in Mars II.
Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo terzo
III
Come tutte le sere Alberto Savini, prima di prendere sonno, leggeva qualche rigo:‘Gaia, Ipotesi di-‘ : teoria eco-biologica elaborata nei primi anni settanta, secondo la quale, un pianeta complesso come la Terra è da considerarsi come un’unica entità; a partire dalle più elementari componenti chimico-fisiche, alle forme di vita più complesse. Se ne deduce che, il pianeta in toto, sia da ritenersi come un articolato sistema vitale, con vari sub-costituenti: meteorologica, geologica, biologica, ecc. La versione estrema della teoria, riterrebbe la Terra cosciente e dotata di una forma d’intelligenza, con proprietà reattive e attive…’ Alberto Savini fece una smorfia di perplessità, chiuse il pesante tomo dell’enciclopedia, spense la luce, cercando di prendere sonno.
Come tutte le sere Alberto Savini, prima di prendere sonno, leggeva qualche rigo:‘Gaia, Ipotesi di-‘ : teoria eco-biologica elaborata nei primi anni settanta, secondo la quale, un pianeta complesso come la Terra è da considerarsi come un’unica entità; a partire dalle più elementari componenti chimico-fisiche, alle forme di vita più complesse. Se ne deduce che, il pianeta in toto, sia da ritenersi come un articolato sistema vitale, con vari sub-costituenti: meteorologica, geologica, biologica, ecc. La versione estrema della teoria, riterrebbe la Terra cosciente e dotata di una forma d’intelligenza, con proprietà reattive e attive…’ Alberto Savini fece una smorfia di perplessità, chiuse il pesante tomo dell’enciclopedia, spense la luce, cercando di prendere sonno.
Effetti Collaterali (In)Desiderati / capitolo secondo
II
Sui sistemi di calibratura di rotta del veicolo spaziale Moby Dick, in viaggio alla distanza di 4,8 anni luce dalla Terra, comparve Mars II. Era il secondo pianeta del sistema ‘Solar 5’. L’Agenzia Spaziale Mondiale aveva così denominato quel pianeta per la somiglianza all’omonimo pianeta Marte del ‘vecchio’ sistema solare, riclassificato ‘Solar I’. L’equipaggio del Moby era composto da tre donne e due uomini: Sara Winter, comandante; Jones Sun, vice-comandante e ingegnere; Gina Foster, medico ed esperta di apparati per la sopravvivenza in ambienti ostili; Albert Savior, responsabile sistemi di comunicazione e cibernetica e, infine, Bianca Allen, responsabile del modulo di esplorazione e pilota. A circa 700 km dal pianeta, il biocomputer risvegliò l’equipaggio in ibernazione e iniziò la manovra di messa in orbita dell’astronave. A tre ore del suo risveglio, con i sistemi di governo dell’astronave in piena attività, gli uomini e le donne della Moby erano riuniti in cambusa al completo, e consumavano un pasto decente. Attraverso gli oblò il pianeta, obiettivo della loro missione, mostrava al meglio la sua colorazione giallo-rossastra, distraendo, di tanto in tanto, gli astronauti intenti a rifocillarsi. L’equipaggio era troppo intorpidito e infreddolito per fare conversazione.
Trenta minuti dopo, come da programma, l’equipaggio si riunì in sala operativa. La dottoressa Foster, in qualità di esperta di ambienti ostili, fu invitata dalla comandante ad esporre la sua relazione. Andò verso la consolle principale, e iniziò: “Come potete notare dall’analisi ravvicinata effettuata in automatico, qualche ora fa, dalle mini-sonde Vanguard-2, il pianeta Mars II, è piuttosto ostile per la nostra fisiologia. L’analisi dell’atmosfera c’informa, a grandi linee, che è costituita da: 68 parti su 100 di anidride carbonica; 30 parti su 100 di acido solforico; seguono altri gas in misura minore. Per quanto riguarda la superficie, essa è costituita, perlopiù, da sabbie silicee e, dato inaspettato, si evidenziano su di essa fenomeni tipo Geyser a comparsa improvvisa e distribuiti uniformemente su tutto il pianeta. Questi Geyser, alimentano l’atmosfera di quell’acido solforico, già evidenziato, nella precedente analisi. Brevemente, per la meteorologia: soffiano venti a una media di 200 km/h, e non sono stati rilevati particolari fenomeni piovosi né presenza di acqua. Temperatura media: +78 °C , -45 °C ai poli. Durata media della giornata: 28h40’. Rivoluzione attorno alla stella EU 56 : 400 giorni locali. Inclinazione asse 52° sull’eclittica…Ho concluso, domande?”. Prese la parola Bianca Allen: “Come responsabile della parte finale della missione, quella esplorativa, ritengo, alla luce dell’analisi appena esposta, che siamo solo in grado di effettuare una ricognizione ravvicinata della superficie, ad una distanza minima di 35-40 chilometri, e nell’ordine delle due ore, come durata. In una zona dove, di circa 20 kmq, si è osservata la totale assenza dei fenomeni simil-Geyser, che ho denominato con il nome di ‘Oasi’…Escludendo qualsiasi A.E.V. (Attività Extra Veicolare)”. “Bianca”, interruppe l’esperto in cibernetica e comunicazione, Savior “Ci stai forse dicendo che siamo arrivati fin qui solo per un giretto di due ore?”. “Indovinato, Albert, se non vogliamo fare un tutt’uno tra il modulo di esplorazione e noi”. Ribadì l’Allen. Si levò tra gli altri presenti un forte brusio di disapprovazione. Riprese la parola la comandante Winter, “Condivido pienamente la conclusione della dottoressa Allen, e pertanto dentro questo pianeta”, disse indicando verso uno degli oblò dell’astronave, “non faremo nulla di esotico. Potete considerare l’analisi della Allen come le linee-guida della fase esplorativa della missione”.
Sui sistemi di calibratura di rotta del veicolo spaziale Moby Dick, in viaggio alla distanza di 4,8 anni luce dalla Terra, comparve Mars II. Era il secondo pianeta del sistema ‘Solar 5’. L’Agenzia Spaziale Mondiale aveva così denominato quel pianeta per la somiglianza all’omonimo pianeta Marte del ‘vecchio’ sistema solare, riclassificato ‘Solar I’. L’equipaggio del Moby era composto da tre donne e due uomini: Sara Winter, comandante; Jones Sun, vice-comandante e ingegnere; Gina Foster, medico ed esperta di apparati per la sopravvivenza in ambienti ostili; Albert Savior, responsabile sistemi di comunicazione e cibernetica e, infine, Bianca Allen, responsabile del modulo di esplorazione e pilota. A circa 700 km dal pianeta, il biocomputer risvegliò l’equipaggio in ibernazione e iniziò la manovra di messa in orbita dell’astronave. A tre ore del suo risveglio, con i sistemi di governo dell’astronave in piena attività, gli uomini e le donne della Moby erano riuniti in cambusa al completo, e consumavano un pasto decente. Attraverso gli oblò il pianeta, obiettivo della loro missione, mostrava al meglio la sua colorazione giallo-rossastra, distraendo, di tanto in tanto, gli astronauti intenti a rifocillarsi. L’equipaggio era troppo intorpidito e infreddolito per fare conversazione.
Trenta minuti dopo, come da programma, l’equipaggio si riunì in sala operativa. La dottoressa Foster, in qualità di esperta di ambienti ostili, fu invitata dalla comandante ad esporre la sua relazione. Andò verso la consolle principale, e iniziò: “Come potete notare dall’analisi ravvicinata effettuata in automatico, qualche ora fa, dalle mini-sonde Vanguard-2, il pianeta Mars II, è piuttosto ostile per la nostra fisiologia. L’analisi dell’atmosfera c’informa, a grandi linee, che è costituita da: 68 parti su 100 di anidride carbonica; 30 parti su 100 di acido solforico; seguono altri gas in misura minore. Per quanto riguarda la superficie, essa è costituita, perlopiù, da sabbie silicee e, dato inaspettato, si evidenziano su di essa fenomeni tipo Geyser a comparsa improvvisa e distribuiti uniformemente su tutto il pianeta. Questi Geyser, alimentano l’atmosfera di quell’acido solforico, già evidenziato, nella precedente analisi. Brevemente, per la meteorologia: soffiano venti a una media di 200 km/h, e non sono stati rilevati particolari fenomeni piovosi né presenza di acqua. Temperatura media: +78 °C , -45 °C ai poli. Durata media della giornata: 28h40’. Rivoluzione attorno alla stella EU 56 : 400 giorni locali. Inclinazione asse 52° sull’eclittica…Ho concluso, domande?”. Prese la parola Bianca Allen: “Come responsabile della parte finale della missione, quella esplorativa, ritengo, alla luce dell’analisi appena esposta, che siamo solo in grado di effettuare una ricognizione ravvicinata della superficie, ad una distanza minima di 35-40 chilometri, e nell’ordine delle due ore, come durata. In una zona dove, di circa 20 kmq, si è osservata la totale assenza dei fenomeni simil-Geyser, che ho denominato con il nome di ‘Oasi’…Escludendo qualsiasi A.E.V. (Attività Extra Veicolare)”. “Bianca”, interruppe l’esperto in cibernetica e comunicazione, Savior “Ci stai forse dicendo che siamo arrivati fin qui solo per un giretto di due ore?”. “Indovinato, Albert, se non vogliamo fare un tutt’uno tra il modulo di esplorazione e noi”. Ribadì l’Allen. Si levò tra gli altri presenti un forte brusio di disapprovazione. Riprese la parola la comandante Winter, “Condivido pienamente la conclusione della dottoressa Allen, e pertanto dentro questo pianeta”, disse indicando verso uno degli oblò dell’astronave, “non faremo nulla di esotico. Potete considerare l’analisi della Allen come le linee-guida della fase esplorativa della missione”.
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